Love Me Tender
al cinema dal 23 aprile
Avvocata diventata scrittrice, Clémence vive una separazione apparentemente serena da Laurent, con cui condivide la custodia del figlio Paul, otto anni. Si è costruita una vita bohémien nella scena queer parigina e la sua sessualità è una componente essenziale della sua identità sia personale che artistica.
Verso la fine dell'estate sceglie di condividere apertamente con l'ex marito il fatto di avere relazioni con altre donne, e quello che sembrava un rapporto civile si incrina rapidamente, trasformandosi in uno scontro in cui Paul diventa un’arma. Laurent inizia ad allontanarlo dalla madre, a sfruttare il suo risentimento come leva contro di lei, fino ad arrivare a una richiesta di affido esclusivo, sostenendo che lo stile di vita di Clémence la renda inadatta e pericolosa per il figlio.
Da quel momento la vita di Clémence va in pezzi: anni di tribunali, valutazioni psicologiche e incontri mediati in cui ogni aspetto della sua vita finisce sotto la lente d’ingrandimento, diventando oggetto di giudizio. Un processo logorante, alimentato da un sistema che strizza l'occhio a dinamiche misogine e omofobe ancora profondamente attuali, e che la costringe a difendere non solo il suo diritto di essere madre, ma anche quello di restare una donna libera, capace di scegliere la propria vita senza dover essere condannata per questo.
Love Me Tender è il secondo lungometraggio di Anna Cazenave Cambet (già vincitrice della Queer Palm nel 2016 con il cortometraggio Gabber Lover) ed è l’adattamento dell'omonimo romanzo autobiografico di Constance Debré. La regista ha scelto di rispettare con grande fedeltà l'opera originale, conservandone la natura intima e lasciando che alcune parti della storia emergano direttamente dalla scrittura della protagonista, attraverso la voce fuori campo di Clémence che attraversa l'intero film.
Anna Cazenave Cambet dirige un intenso ritratto femminile, mettendo al centro una protagonista incredibilmente umana in tutte le sue sfaccettature: una donna che tenta di conciliare il desiderio di autodeterminazione e una maternità che sfida le norme sociali e i pregiudizi ancora fortemente radicati nella società contemporanea. Questa dualità trova la sua espressione in scelte visive e sonore ben precise: la quiete della piscina contrapposta al caos dei club e della vita notturna, le due dimensioni che coesistono senza mai escludersi, come i due mondi che convivono dentro di lei.
Clémence è una donna in cui esistono molteplici identità, e a prestarne voce e corpo c'è la straordinaria Vicky Krieps, che sorregge l'intero film con una silenziosa intensità. Ciò che colpisce della sua interpretazione è la quasi totale assenza di isteria: quella sofferenza che non l'abbandona mai - mentre flirta con un'altra donna, mentre nuota, scrive, balla - ma è anche un dolore che non esplode mai in scena. È una performance che rifiuta lo stereotipo del melodramma, della donna distrutta e sceglie una resistenza silenziosa, che rende tutto ancora più devastante.
Il film si inserisce con naturalezza in un momento particolarmente fertile per le voci femminili nel cinema francese contemporaneo, richiamando l'attenzione al desiderio e alla fisicità nel cinema di Céline Sciamma, e dialogando, seppur con registri diversi, con opere come Titane di Julia Ducournau e L'événement (La scelta di Anne) di Audrey Diwan, che raccontano in modi diversi la rivendicazione del proprio corpo.
È inevitabile il confronto con Anatomie d'une chute (Anatomia di una caduta) di Justine Triet, film con cui Love Me Tender condivide la narrazione di una macchina giudiziaria che mette a processo la vita privata di una donna, osservandola, giudicandola, fino a pretendere di definirla. Se in Anatomie d'une chute il conflitto si esprime principalmente attraverso il dibattito serrato nell'aula di un tribunale, Love Me Tender abbandona il tribunale e preferisce una dimensione più intima, navigando le conseguenze piuttosto che lo scontro frontale.
Il film di Anna Cazenave Cambet esplora il tema della maternità, entrando in risonanza anche con opere come Des Preuves d'Amour di Alice Douard (presentato al Festival di Cannes lo stesso anno, arriverà prossimamente al cinema in Italia) in cui una coppia queer deve dimostrare la propria legittimità come famiglia. Entrambi i film offrono una prospettiva distinta ma complementare su ciò che significa essere madre e lesbica, con le sue difficoltà ma anche con tutto l’amore e tenerezza.
C'è qualcosa di profondamente doloroso in questo film, nel modo in cui racconta l'estenuante necessità di doversi giustificare, come madre, donna, artista. È un’esperienza universale, ma per una donna queer questo peso si moltiplica, perché non si tratta esclusivamente di difendere le proprie scelte ma di affermare il proprio diritto di esistere. È un concetto che fa pensare al monologo di Carol di fronte agli avvocati nel film omonimo di Todd Haynes “What use am I to her, to us, living against my own grain?” (“A cosa servo a lei, a noi, se vivo contro la mia stessa natura?”). È esattamente questa stanchezza che Love Me Tender riesce a restituire con una rara onestà, attraverso uno sguardo sensibile e mai giudicante.
Presentato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2025 e al Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese, Love Me Tender sarà distribuito nelle sale italiane a partire dal 23 Aprile.





